In vista dell'inizio della Quaresima 2026, ho pensato di riprendere un vecchio articolo sull'argomento delle "stationes" liturgiche che avevo pubblicato durante la mia collaborazione, come responsabile della redazione per la pagina "cultura" del Settimanale diocesano di Trieste (27 febbraio 2022).
Buona Quaresima a tutti i miei lettori
F.G.T.
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Quella
delle Stationes, specie per il sacro
tempo della Quaresima è una pratica antica eppure odiernamente ancora sentita e
vissuta nell’Urbe. Al di là di sporadici riferimenti in Tertulliano (principio
del III secolo), più specifiche allusioni su tale particolare costumanza, si riscontrano
nell’omiletica di San Leone Magno (+ 461). Il termine stazione rivela un’origine militare della prassi: la “statio” era infatti,
nel gergo militare romano, il sito riservato ai soldati di guardia e alla posta
dei cavalli. Il significato fu poi trasferito a specifiche adunanze liturgiche
e devozionali di fedeli in una determinata chiesa romana in un preciso giorno.
Questa trasposizione del significato si ritrova evidente già in Sant’Ambrogio. Egli,
in una sua apostrofe, accosta il percorso quaresimale con la vita militare:
egli paragona i digiuni ai castra
dell’esercito (Sermo 21, in PL 17,
644). Si potrebbe dire che allo stesso modo in cui i soldati spostavano i loro
accampamenti, i cristiani – ancora in epoca di persecuzione – spostavano i
luoghi delle sinassi, dunque dei “presidi oranti”, di casa in casa e poi – a
seguito della pace di Costantino (313) - di chiesa in chiesa. L’organizzazione
e sistematizzazione della prassi stazionale, forse parzialmente imitativa di
usi gerosolimitani, avvenne per mezzo dell’azione di San Gregorio Magno (+
604): all’epoca vennero fissate le ‘chiese stazionali’ che sono 44 (pur con
alcune ripetizioni per quanto concerne le basiliche papali), di esse se ne
faceva esplicita menzione nel Missale
romanum sino alla riforma seguita al Concilio Vaticano II: si tratta di una
testimonianza che sottende il carattere marcatamente “urbano” del Messale
romano che poi diffusosi – per complesse vicissitudini storiche –
capillarmente, fino quasi ad imporsi, su altre forme e prassi liturgiche
occidentali. Le stationes non
riguardavano il solo tempo quadragesimale, esse si riscontrano anche in altri
momenti particolarmente intensi dell’anno liturgico (“Tempi forti”), ma in
Quaresima si rivestono di significato penitenziale che rimanda ed evoca con
nitore un’epoca in cui i misteri ripercorsi dall’anno liturgico ritmavano e
segnavano i tempi della società. Le jejuniorum
veneranda solemnia costituivano visibilmente e concretamente un momento in
cui la società cristiana sospendeva molte delle sue ordinarie occupazioni ed
incombenze (ad esempio l’attività dei tribunali), bandiva le occasioni
pubbliche di svago e mondanità (si pensi alla chiusura dei teatri), e si
concentrava in direzione di un rinnovamento – specie con il ricorso e la
pratica assidua degli strumenti della penitenza, della preghiera e
dell’istruzione - in vista di una resurrezione
in Cristo mediante una partecipazione al mistero del suo trionfo sulla morte. È
in questo contesto che si comprende il modo di vivere le stazioni in cui i tre
aspetti caratterizzanti sopra elencati trovano concretizzazione e compiutezza.
L’aspetto penitenziale viene messo in risalto dalla processione: ad essa
prendeva parte il papa stesso, che camminava spesso a piedi scalzi, dalla
“chiesa di colletta” (da cui il nome della prima orazione della messa): qui si
adunava il popolo cristiano, per muovere verso la “chiesa stazionale” incedendo
processionalmente al canto delle litanie dei Santi. Alla chiesa stazionale si
celebrava l’ufficiatura, si veneravano le reliquie dei Santi conservate e,
infine, si celebrava la Messa (aspetto orante). Al papa spettava poi tenere
l’omelia che costituiva un momento di istruzione per i fedeli. I medievali Ordines romani ci danno testimonianza
che, prima della fine della celebrazione eucaristica, un suddiacono regionario dava annuncio di quale fosse
la statio per il giorno successivo. Dopo
l’orazione “super populum” il diacono congedava i convenuti. Talvolta il papa
non poteva intervenire alla statio: riti così lunghi sicuramente
sarebbero stati troppo gravosi in ragione della senescenza. In tal caso si
registra la singolare costumanza secondo la quale un chierico, compiutisi tutti
i riti stazionali, andava ad intingere della bambagia nell’olio delle lampade che
ardevano chiesa stazionale, spesso sopra la confessio dei martiri, per recarla
al papa: questi accoglieva questo piccolo ma caro segno affidandolo poi a un
suo cubiculario affinché lo avesse in
diligente custodia. Questi, alla morte del Sommo Pontefice, provvedeva a
riempire il cuscino funebre del papa con i pezzetti di bambagia. Quali siano i
criteri di scelta di associare un determinato giorno liturgico a una
particolare chiesa secondo il Beato Ildefonso Schuster non si riesce a chiarire
con certezza. Vero è che la scelta dei luoghi – e questo pare un aspetto
decisamente interessante – contribuì all’assegnazione delle pericopi
scritturali. Per meglio comprendere questo aspetto gioveranno un paio di esempi
pratici e concreti. Il giovedì dopo le ceneri si fa stazione alla basilica di San
Giorgio al Velabro, il vangelo che era assegnato dal Missale romanum narra del centurione di Cafarnao (Mt. 8, 5-13): si
vuole perciò alludere alla figura del martire San Giorgio che la Tradizione ci tramanda
come valoroso militare. Il lunedì dopo la Ia domenica di Quaresima
la statio è fissata a San Pietro in
Vincoli: si sente doveroso un richiamo al supremo pastore che si evidenzia
nella lettura del profeta Ezechiele (Ez. 34, 11-16) sulla celebre descrizione
del buon pastore. Gli esempi – davvero illuminanti - si potrebbero moltiplicare,
rilevando, in tal senso, aspetti della genuina romanità del rito che si evidenzia in un legame intimo e singolarissimo
tra luoghi, gesti e testi. Purtroppo la “cattività avignonese” (1309-1377), assieme
al guasto di molte chiese dell’Urbe, portò al decadimento di molte tra le più
autentiche costumanze liturgiche romane e con esse anche della significativa
“liturgia stazionale”. Non di meno i romani pontefici non mancarono, nel tempo
e sino ad oggi, di accordare copiose indulgenze per questa pia pratica, specie
per la visita alla chiesa stazionale, che ancora sopravvive nella Roma di oggi
pur compressa nei moderni ritmi concitati di vita. Fuori di Roma esistevano del
pari chiese stazionali, talvolta originarie e caratteristiche degli usi
liturgici locali (es. Milano, Vercelli – ove vigeva sino all’epoca tridentina
il rito “eusebiano”, Colonia, ecc.) e talvolta plasmate su un processo
imitativo di quelle romane, come avvenne per Venezia all’inizio del Novecento,
essendo patriarca il cardinale La Fontaine, e come si tentò di fare anche nella
nostra città di Trieste durante l’episcopato di monsignor Antonio Santin,
proprio per consentire ai fedeli di attingere a queste ricche e sempre feconde
testimonianze, in un sentimento di unità e vicinanza alla Sede romana. Concludendo
pare opportuno soffermare l’attenzione su un altro aspetto peculiare delle
“stazioni romane”, quasi, si direbbe, un “effetto collaterale. Il loro connaturato
legame con le chiese dell’Urbe ha portato ad enfatizzare il culto dei Santi cui
sono intitolate e a venerarne le reliquie conservate, diventando una festa della chiesa stessa. Ciò ha
portato ad arricchire la semantica propriamente penitenziale di una nota di
letizia; pare proprio la realizzazione tangibile del monito – molto appropriato
al sacro tempo di Quaresima - dell’evangelista San Matteo (Mt. 6, 17-18): «Quando digiuni,
profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni,
ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti
ricompenserà».
Francesco G. Tolloi
Per
approfondire:
Schuster I.
Le Sacre Stazioni Quaresimali, Roma,
Poliglotta Vaticana, 1915;
Lugano P.
La visita alle Sacre Stazioni Romane, Città del Vaticano, Libreria
Vaticana, 19422;
Barbier de Montault F. X. Les stations et dimanches de Carême a
Rome, Rome, Spithoever, 1865;
Suchocka H.
Le chiese stazionali di Roma, Città del Vaticano, LEV, 2013.
Tempus
acceptabile. Le sacre stazioni quaresimali a Venezia, Venezia, Studium Cattolico Veneziano,
1952.
Di seguito alcune fotografie di F. Giordani, tratte da: Löw G., voce Stazioni Liturgiche, in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano, Ente per l'Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, vol. XI [sca-ter], coll. 1291 e ss.
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| Stazione Quaresimale a San Ciriaco; la processione a Santa Maria in Via Lata che sostituisce l'antica chiesa distrutta di San Ciricaco. |
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| Stazione Quaresimale a San Marco (Roma). L'esposizione delle Reliquie. |
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| Stazione Quaresimale nella chiesa di San Marcello. Benedizione finale con la Reliquia della Santa Croce. |



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