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lunedì 22 dicembre 2025

Canto dell'Epistola della Messa di Santo Stefano.

Dopo aver pubblicato, su questo mio blog, l'Epistola ed il Vangelo della terza Messa di Natale (in die), tratti dalla silloge "Laudes festivæ" di padre Beatus Reiser o.s.b., ho ritenuto di proporre una melodia "ad libitum" particolarmente suggestiva e con una fioritura assai lussureggiante, dell'Epistola della festa di Santo Stefano Protomartire (Atti 6, 8-10; 7, 54-59) in cui si narrano gli ultimi e concitati momenti della vita terrena del levita Stefano.

 Essa è tratta dal "Liber Monastici Cantus" (Venezia, come manoscritto, 1962) curata dall'eclettica, e per molti versi misteriosa, figura di padre Pellegrino Ernetti, che fu monaco benedettino a San Giorgio Maggiore a Venezia e fu titolare, presso il Conservatorio veneziano, della cattedra di prepolifonia. 

Come già in parte il Reiser anche Ernetti attinse copiosamente dal "Cantus Monastici Formula" (Tournai, Desclée Lefebvre, 1889; si tratta di un "cantorino" ad uso della congregazione benedettina cassinense), ma i due monaci, purtroppo, non indicarono brano per brano, nelle rispettive pubblicazioni, l'origine delle melodie riportate. Padre Pellegrino Ernetti però, in una breve nota (pag. 6), dichiara di ricorrere, sostanzialmente, a due famiglie di codici che chiama "beneventano cassinese" e "lombardo veneto". 

A mio sommesso parere l'Epistola di Santo Stefano qui presentata, potrebbe esser stata tratta da qualche codice di area aquilejense, che fu oggetto di molte indagini da parte del benedettino. Ciò mi è suggerito da fluire della melodia che non manca di parentele e similitudini anche con testimonianze di tradizione orale (c.d. "patriarchina") di questi territori. Allo stato attuale delle mie conoscenze, questa è una mera supposizione che però non ha avuto riscontro, sempre da parte mia, nei diversi manoscritti consultati. In ogni caso si tratta di una melodia "ad libitum" che merita di essere conosciuta. 

La versione qui presentata dell'Epistola del Protomartire Santo Stefano, è stata rivista dall'amico don Michele Tomasin, parroco di Mariano del Friuli e Corona, che qui ringrazio sentitamente (anche per l'esecuzione delle pericopi scritturali della III Messa di Natale), don Michele ha aggiunto anche un tutorial audio utile all'apprendimento.

Più sotto potrete anche sentire un altro tutorial audio, altrettanto utile, realizzato dal giovanissimo e caro amico Francesco M. Cismondi Pravisani, cui va la mia gratitudine, che è tra i curatori del vivace e ben documentato blog Dirigatur Domine e cui spetterà, in questo scorcio di 2025, cantarla "dal vivo".

Ho impaginato il tutto sul pratico formato A4, in modo che le stampe possano essere inserite nell' Epistolæ et Evangelia". Come già fatto nella succitata occasione, metto a disposizione dei lettori più possibilità di download:

1. File pdf impaginato in A4, ottimizzato per la stampa;

2. File pdf con imposizione (segnatura): ottimizzato per essere stampato fronte e retro su fogli A3 da piegare e pinzare;

3. Cartella compressa con i due suddetti files ed i tutorial audio (più sotto eseguibili).

Buone feste natalizie,


Francesco G. Tolloi

francesco.tolloi@gmail.com


Canto dell'Epistola di Santo Stefano (esecuzione Francesco M. Cismondi Pravisani)


Canto dell'Epistola di Santo Stefano (esecuzione don Michele Tomasin)






EPISTOLA DI SANTO STEFANO (A.L.)

EPISTOLA DI SANTO STEFANO (A.L.)

EPISTOLA DI SANTO STEFANO (A.L.)

EPISTOLA DI SANTO STEFANO (A.L.)

EPISTOLA DI SANTO STEFANO (A.L.)

EPISTOLA DI SANTO STEFANO (A.L.)



venerdì 8 agosto 2025

Due toni di tradizione cassinense per il canto del Credo

Ripiegato tra le pagine di un mio vecchio Graduale Romanum con supplemento monastico, ho ritrovato qualche tempo fa un piccolo opuscolo, di cui avevo perso memoria, riportante due melodie, destinati ad libitum  alla congregazione benedettina cassinese, per il canto del Credo.

Lo scarno opuscoletto dal titolo Duos cantus Symboli ex antiquis codicibus monasteriorum Italiæ excerpti a S.R.C. approbati, Tornaci, Descléé [s.d.], è stampato su una carta di scadente qualità come spesso accadeva all'epoca, caratterizzata da una esuberante percentuale di lignina che ha reso l'esemplare tanto friabile da spezzarsi.

La fragilità del testimone e non da ultimo la gradevolezza delle melodie, sono state decisive nel persuadermi a compiere un'operazione di trascrizione confidando in un utilizzo propriamente liturgico in un futuro prossimo.

Come detto non si tratta di nulla di più che di un lavoro "artigianale" di trascrizione privo di velleità filologiche, certamente un confronto con i codici potrebbe far chiarezza circa l'origine e la diffusione di tali melodie per il canto del Credo. Esse in ogni caso si situano in quella ricca tradizione liturgico-musicale del monachesimo cassinense di cui, limitandoci anche, grossomodo, solo allo scorso secolo si ha contezza sfogliando ad esempio: Cantus Monastici Formula, Tornaci, Desclée Lefebvre, 1899 ed il Liber Choralis, Archicœnobi Casinesis, 1933 ove si possono reperire toni salmodici "irregolari" propri della congregazione ed un una messe che definirei lussureggiante di recitativi liturgici e molto altro.

Metto dunque a disposizione dei miei lettori la possibilità di effettuare il download in due modalità: l'opuscolo con le trascrizioni e lo stesso già correttamente imposto per la stampa, su formato A4, con successiva piegatura.

Chi desiderasse i files in formato gabc, utili soprattutto qualora si volesse dare una diversa veste grafica, può richiedermeli a mezzo email.

Francesco G. Tolloi

francesco.tolloi@gmail.com


> scarica l'opuscolo 

> scarica l'opuscolo ottimizzato per la stampa


canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi

canti del credo cassinensi



giovedì 12 giugno 2025

I Vesperi di Sant’Antonio da Padova nella tradizione dei Minori Conventuali.

 Nessuna pretesa di ricostruzione filolologica e tantomeno di restituzione gregorianistica sono sottese alla proposta di questi Vesperi per la festa di Sant’Antonio da Padova (13 giugno). È un semplice lavoro di trascrizione di una fonte novecentesca che ci permette di prendere contezza di come fossero celebrati i Vesperi di quello che è uno dei santi più amati ed invocati al mondo, nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali che proprio a Padova si onorano di custodirne le venerate spoglie e più insigni reliquie, presso la magnifica basilica del “Santo”. 

L’opera da cui ho tratto la trascrizione fu curata da padre Giacomo Gorlatto, frate minore conventuale originario di Pola che, all’epoca della redazione era “direttore di canto sacro” presso la sullodata basilica patavina, come possiamo leggere dall’introduzione di padre Domenico M. Tavani, Ministro generale dell’Ordine. Si tratta di un volume che raccoglie tutto l’Ufficio musicato nonché la Messa di Sant’Antonio ed una breve silloge di cantici in suo onore: Officium et Missa in Festo Sancti Antonii Patavini Conf. et alia cantica in ejusdem honorem, Romæ, Typis Polyglottis Vaticanis 1930. 

Come precisato si tratta della tradizione “conventuale” che differisce da quella dei “minori” tout court (a sua volta, perlomeno fino a una certa epoca, abbastanza variegata), i conventuali - imitati più tardi dai Cappuccini - infatti, per diverse ragioni, nel XVIII secolo, intesero abbandonare gli antichi uffici ritmici medievali. Tra questi ultimi citati si annoverano senz’altro quelli di San Francesco [1] e di Sant’Antonio composti dal celebre fra Giuliano da Spira. Pur non avendo effettuato specifici confronti, ipotizzo – salvo meliore judicio – che i testi siano quelli che si trovano nel nuovo Breviario dei Conventuali del 1741 che accolsero gli uffici composti del bolognese padre Antonio Azzoguidi [2].  Qui mi sono limitato ad un mero confronto con i libri liturgici conventuali novecenteschi in mio possesso: i testi coincidono nel Proprium Officiorum del 1951, eccezion fatta per l’antifona al Magníficat. 

Il motivo di tale discrepanza va ricercato in una ragione semplice e facilmente individuabile: nel 1946, papa Pio XII, annoverò Sant’Antonio tra i dottori della Chiesa, per tale ragione, come facilmente immaginabile, fu adottata come antifona al Magníficat in utriusque Vesperis, “O doctor óptime” comunemente utilizzata per tale categoria del santorale [3]. 

Le antifone al cantico però, riportate dal padre Giacomo Gorlatto, per i primi e secondi Vesperi, furono mantenute nella festa della Traslazione di Sant’Antonio del 15 febbraio [4]. 

In questi particolari tempi che vedono riaccendersi fiducia e speranza per la libertà della liturgia tradizionale - che annovera anche le legittime e venerande peculiarità locali e degli Ordini - dopo l’ingiustificabile vessazione che ha ferito la Chiesa ed i suoi fedeli, voglia essere anche questo modestissimo lavoro, un voto al Santo dei miracoli affinché conceda alla Chiesa di Dio pace, unità e vera concordia.

Sancte Antóni, ora pro nobis!

 

Francesco G. Tolloi

francesco.tolloi@gmail.com

 

> Scarica l’opuscolo con i Vesperi di Sant’Antonio (O.F.M. Conv.)

> Scarica l’opuscolo, preparato per la stampa e piegatura, con i Vesperi di Santi’Antonio (O.F.M. Conv.)

 

Su questo blog: La benedizione dei Gigli nella Festa di Sant’Antonio.


Per informazioni e richieste dei codici GABC, potete contattarmi alla mia email.

 

 



[1] L’Ufficio di San Francesco, in notazione gregoriana, fu curato ed annotato dal padre Eliseus Bruning O.F.M. : Officium ac Missa de Festo S.P.N. Francisci, Tornaci, Desclée, 1926 e, con eccezione del Mattutino, confluì nell’ Antiphonale Romano-Seraphicum, Tornaci, Desclée, 1928.

[2] Poggio questa ipotesi sulle analogie che si evincono dalla lettura di: G. CAMBELL – F. CASOLINI, Liturgia di San Francesco d’Assisi, Arezzo, La Verna, 1963, pagg. XXIV e ss. I Cappuccini, cui si è fatto riferimento nel testo, utilizzavano lo stesso testo dei Conventuali, anche se le differenze melodiche, rispetto all'opera del padre Giacomo Gorlatto, risultano spesso abbastanza marcate; cfr. Proprium Missæ ac horarum Officii diurnarum cum cantu ad usum FF. MM. Capuccinorum, Tornaci, Desclée, 1925, pagg. 122 e ss.

[3] Cfr. Proprium Officiorum ad usum Ordinis Fratrum Minorum Conventualium, Pars Æstiva, Romæ Marietti, 1951, pag. 76.

[4] Cfr. Proprium Officiorum ad usum Ordinis Fratrum Minorum Conventualium, Pars Hiemalis, Romæ Marietti, 1951, pagg. 134 e 142.


VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)

VESPERI SANT'ANTONIO (O.F.M. CONV.)










































venerdì 10 aprile 2020

La devozione francescana in tempo di epidemie. Il canto della "Stella Coeli".


Sul numero odierno del settimanale della diocesi di Trieste “Vita Nuova” con il quale ho occasione di collaborare, è apparso  un mio articolo [qui] che - con il consenso dalla testata disponibile in questo travagliato periodo gratuitamente online [qui] - pubblico mettendo a disposizione dei lettori del mio blog.

F.G.T.

Coimbra 1317. Un’opprimente cappa di morte grava sulla fiorente città lusitana per l’epidemia di peste che, come falce nel grano, miete gran numero di vittime spargendo sgomento e terrore. La paura e l’incertezza, che regnano sovrane incontrastate, hanno varcato anche le robuste mura del monastero di Santa Clara a Velha fondato dalla regina consorte Santa Elisabetta del Portogallo, luogo che ella stessa elesse per la vita religiosa una volta rimasta in vedovanza.  La badessa è tormentata poiché sentimenti di paura si sono impossessati delle religiose e paventa che il contagio pestilenziale possa raggiungerle: il morbo è nei pressi ed anzi il convento si trova circondato di persone ammalate in gran numero. In questi concitati momenti ella medita se sia il caso di sciogliere le monache dagli obblighi claustrali dando loro la possibilità di riparare e scampare alla morte. È in questi frangenti e con uno stato d’anima tormentato che la portinaia ode picchiare l’uscio del cenobio. A presentarsi alla soglia un mendicante rivestito di abiti laceri e consunti. Alla portinaia e alle consorelle balza agli occhi un dettaglio: il viandante tradisce una spiccata somiglianza con l’apostolo San Bartolomeo raffigurato nella chiesa conventuale. Il viandante intrattiene le religiose con accenti rassicuranti e rimette alla loro custodia un foglio ripiegato raccomandandole la recita della preghiera vergata su di esso, con la rassicurazione che, così facendo, saranno protette dall’intercessione della Vergine. Le monache, una volta spiegata la carta, vi trovano le parole della “Stella coeli”: da allora quella formula fu posta in apertura ed in chiusura delle ore canoniche dell’ufficiatura corale della comunità di Santa Clara a Velha: di lì a poco la violenta stretta del morbo si attenuò fino a cessare.

A darcene testimonianza è padre Francesco dei Gonzaga di Gazzuolo (+ 1620), già Ministro Generale dei Minori Osservanti, nel terzo volume del suo “De origine Seraphicae Religionis Franciscanae”. Sebbene si trovino riscontri del testo della “Stella coeli” anche in ambiente certosino, possiamo ritenere che il testo faccia parte a pieno titolo del patrimonio devozionale dei francescani. Lo suggerisce la ricorrente presenza del testo nei libri dell’Ordine: fino al principio del Novecento era normale trovarla nell’appendice del Breviario dell’Ordine Francescano assieme ai formulari usualmente apposti in tale parte per lo più tratti dal Rituale come, ad esempio, l’Assoluzione sacramentale, la benedizione “ad omnia” ecc. (Qui ho utilizzato: Breviarium Romano-Seraphicum, Romae-Tornaci, Desclée, 1901, p. [172] e s.)
“Stella coeli” è classificata come antifona, viene seguita da un versetto ed un’orazione alla Vergine. A ciò segue un’altra antifona, questa volta dedicata a San Rocco da Montpellier (“Ave, Roche”), poi si ripete il breve schema di prima con un’orazione a questo santo, particolarmente invocato nelle epidemie.

Vediamo da vicino il testo dell’antifona mariana tradotta in lingua corrente e rileviamone alcuni aspetti: «La Stella del Cielo, che allattò il Signore, distrusse la peste mortifera, che fu introdotta nel mondo dal progenitore degli uomini. Si degni ora la stessa Stella di placare il cielo, che adirato contro la terra distrugge i popoli con la crudele piaga di morte. O pietosissima Stella del mare, tu scampaci dalla peste. Ascolta le nostre preghiere, o Signora, perché il tuo Figlio ti onora non negandoti nulla. O Gesù salvaci, perché per noi prega la Vergine Madre.». Maria è la stella, figura piuttosto ricorrente nella liturgia (basti pensare all’Inno “Ave Maris stella”), probabilmente riconducibile all’epoca medievale in cui si riteneva che il nome ebraico Miryam stesse a significare, per l’appunto “stella” e, in particolare “stella del mare”. Ma nel testo sotto la nostra attenzione l’immagine della stella evocata ha un riferimento nella sapienza medica dell’epoca che vista con i nostri occhi di uomini del XXI secolo può quasi far sorridere. Tra le cause remote della pestilenza del XIV secolo si individuava una particolare congiunzione dei “pianeti freddi” (tale era l’opinione, ad esempio, della facoltà medica parigina), Maria dunque verrebbe ad essere proprio quella stella capace di contenere gli altri corpi celesti. Va evidenziato il riferimento all’episodio delle nozze di Cana: il Figlio nulla nega alla Madre, una madre qui contemplata in quello che è un atto materno per eccellenza, quello di allattare la sua creatura.

In questi giorni in cui imperversa la pandemia da Covid-19 la “Stella coeli” ha conosciuto una nuova notorietà. Sarà sufficiente fare una ricerca su “Google” per evincersene e constatare il numero di risultati in termini di pagine web. Questo ci dice due cose: la prima che evidentemente questo testo, dopo più di sei secoli, è ancora in grado di parlare al cuore degli uomini e la seconda, forse più importante, che l’uomo nel bisogno volge naturalmente lo sguardo alla madre: Maria è quella madre la quale, come direbbe San Bernardo da Chiaravalle, mai nessuno è ricorso invano (cfr. “Memorare o piissima”). Ad occuparsene anche il quotidiano “Avvenire” che ha mosso dalla melodia diffusa dal gregorianista e musicologo padre Matteo Ferraldeschi OFM che ha diffuso su youtube una registrazione di una sua esecuzione. Si tratta di una melodia semplice e sillabica del primo modo gregoriano che si trova in una silloge ad uso dei minori (Cantuale Romano-Seraphicum, Parisiis-Tornaci-Romae, Desclée, 19513, pp.122 e s.) e che ha riscontro anche in altre raccolte di ambito minoritico anche con varianti poco significative (es. in Chorale Seraphicum, Mechliniae, Typographia Provinciale, p. 47 e s.). 

Allargando la ricerca ad altri testimoni in miopossesso, sempre di ambito francescano, ho rinvenuto altri due toni: va sicuramente notato che la “Stella coeli” ebbe anche fortuna in ambito della musica “figurata” (es. Johann Chilian Heller, Gregorio Pucciati, Michael Haydn ecc.), segno di una presenza costante nella devozione. Ho pensato di condividere un opuscolo pieghevole la cui notografia è realizzata con l’applicativo GregorioTeX. Mediante il ricorso a questo sistema sono riuscito ad accantonare sistemi obsoleti che mi costringevano ad emulazione nell’emulazione del sistema operativo (sic!). Il sistema è molto versatile sia sotto il profilo della scrittura musicale che per quanto concerne le opzioni di output di grafica, certo entrarne nella mens ed imparare a piegarlo alle esigenze non è stato facile. Non ce l’avrei mai fatta senza la disponibile pazienza del mio caro amico Gianluca Gortan Cappellari cui va la mia immensa gratitudine ed al quale dedico questo mio modesto contributo.

Francesco Tolloi
francesco.tolloi@gmail.com

(sotto alle immagini gli interessati troveranno i link per scaricare l'opuscolo stampabile in due versioni a seconda dell'esigenza)